Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Legami

aprile 11, 2011

La stabilità è una chimera? Ma sopratutto: è una fregatura? Qualsiasi scelta passata che mi sapesse di casa o di radici si sta rivelando una palla al piede. E capisco che parlarne in questi termini sia crudele o – nella migliore delle ipotesi – ingrato. Ma ci sono cose che ora potrei fare – o che comunque dovrò fare – e molte opzioni si scontrano con il banale fatto che io possiedo un cane.
In totale inversione di tendenza rispetto al mio dna cerco di trovare sempre qualcosa di positivo in ogni situazione. Il pessimismo leopardiano da liceo può andare in pensione ecc. ecc. però per quanto io cerchi un incastro positivo non viene fuori nulla di buono. Forse è troppo presto. Forse sono troppo precipitosa (chi io?).
D’altro canto la casa una volta era un approdo, un’ancora, forse il modo migliore per sabotare qualsiasi velleità di indipendenza che avessi.
E ho un bel dirmi “ah mai più un cane”. Non è vero. Come non sono vere tutte le decisioni – non sono decisioni, sono recrimiazioni – prese a posteriori o a priori.

Put your hands on my shoulder (magari ora no)

agosto 7, 2010

Risultati ottenuti – ammesso che la vita si misuri da quelli – fino ad ora: premio come migliore shopper di sfizi e junk food (quando mai una lingua straniera mi ha fermata?), nomina ad aiuto cuoco, senza peraltro aver mai cucinato, un numero imprecisato di culate et similia in acqua, conseguente bevuta di almeno 2 pinte d’acqua salata e spalla sinistra con tendine assai infiammato.
Che poi ogni tanto mi chiedo se sono davvero stupida o che: mi sono fatta dare delle pastiglie in erboristeria ma non so di cosa siano. E’ stato bello conoscervi, comunque.

Qui a Fuerteventura non fa abbastanza caldo. Lo dico nel caso qualcuno pensasse di venirci: la sera ci si mette la felpa e dimenticate di mostrare le gambette da brave gallinelle come avete aspettato di fare per mesi. Un mio amico dice “si’ ma per fare sudare te dovrebbe morire ogni abitante dell’isola, quindi non rompere”. E’ vero anche questo. La mia idea di caldo estivo e’ piu’ vicina ai 38 gradi alle 10 di mattina del Sinai che ai 28 (con vento freddo e che la sera diventano tipo 22, uffi) di qui.

Il dovere mi chiama, e’ l’ora dell’aperitivo.

PS: l’elastico maledetto ancora non l’ho tagliato.

Elastic (not so fantastic)

luglio 27, 2010


Ce l’avevo tutto in testa il post.
Dice: peccato che lo aggiorni poco (son amici, gli piace essere gentili) questo blog. Poco sarebbe nell’ordine delle precipitazioni piovose nel deserto del Gobi.

Deve essere la prossimità del viaggio a spingermi.
M’assumesse la Lonely Planet si assicurebbe caratteri a secchiate. Cartelle su cartelle, come non ci fosse domani. Ci sarebbe un leggero sbilanciamento, certo.
Non ci sono musei e se proprio volete ecco i nomi. I ristoranti e i locali invece. E giù di recensioni (scrivo per la Lonely Planet, vorrà mica farmi pagare quell’aragosta? m’invento tre blatte e da lei non ci viene nessuno. Ah grazie, gentilissimo).

Divago. Sarà il Moment che sto per prendere. Gli elastici. Vorrei scrivere degli elastici. Più che altro tagliarli. Tranne quelli che tengon sù cose imporanti. Le mutande. L’orrendo zeppelin di documenti che mi rifila la commercialista a fine anno (come queste siano le prime due cose che mi son venute in mente non è cosa da indagarsi. O da scriversi).

Sognerò di elastici tagliati. Ho sempre pensato che il bungee jumping fosse una fregatura: pensi di volare o di cadere e poi rimbalzi, tornando all’estremità che poco prima avevi salutato.
Meglio sarebbe spiccare il volo. O in mancanza d’ali (e poi dai, io son pragmatica) armarsi di cartina e partire.